Storia della Radio Libera

Negli anni 70, agli esordi della radiofonia privata, la situazione dell' etere in Italia era completamente diversa da quella attuale. Nella banda FM da 87,5 a 108 MHz, le frequenze erano quasi completamente libere. Nella parte bassa della banda, da 87,6 a 99,9 MHz trasmetteva la RAI con pochi e deboli trasmettitori. Solo in alcune località, come Brescia, la Rai superava questo limite, con un debole segnale sui 100,5 MHz. Tutto il resto era libero e lo era in maniera assoluta nella parte dai 104 ai 108, dove neanche le prime " Radio Libere " si avventuravano volentieri. In un primo momento perchè la maggior parte dei ricevitori commerciali si fermava ai 104 MHz, successivamente anche perchè alcuni allora denominati " Circolo Costruzioni delle Poste e Telecomunicazioni", come ad esempio quello dell' Emilia Romagna, diffidavano e multavano pesantemente chi occupava le frequenze oltre i 104, perchè a loro giudizio, pur non essendoci nessuna legge in merito, avrebbero potuto disturbare le comunicazioni aereoportuali. Come dire" ti faccio la multa per divieto di sosta, perchè potresti anche parcheggiare in un luogo non consentito, magari quando mi giro dall' altra parte e non ti vedo ". Solo le emittenti più forti potevano sostenere le spese legali per opporsi a questa discriminazione vincendo le cause, tanto che alla fine degli anni 80, finalmente venne completamente liberalizzata la banda. E' anche da ricordare che non esisteva allora alcuna regolamentazione del settore, solo una sentenza della Corte Costituzionale del 1976 che sottolineava il diritto da parte di chiunque di impiantare una emittente privata, come libera espressione del pensiero. Solo nel 1990, la tristemente famosa "Legge Mammì" congelò la situazione esistente con i problemi e incongruenze compresi, impedendo addirittura l' accesso da parte di nuovi soggetti alla libertà di esprimersi attraverso la radiofonia. Oggi l' unico modo per aprire una nuova emittente radio tv privata è acquisire la concessione di una che si trova in difficoltà o ricorrere alla squallida compravendita di frequenze. Annunci del tipo " vendo frequenza FM ", " compro frequenza FM " si sprecano, a dimostrazione che una completa liberalizzazione è doverosa e urgente. Per porre rimedio a questo stallo sono state fatte tante promesse, per ora non ancora onorate.

Il vantaggio delle frequenze libere

Impiantare una emittente privata in modulazione di frequenza era allora estremamente semplice, si sceglieva la frequenza preferita, magari quella che "suonava meglio" nei gingles, si comunicava alla Questura della propria provincia il possesso degli impianti e al Circolo Costruzioni della regione l' inizio delle trasmissioni e il gioco era fatto! Averla oggi una libertà simile.. come sempre si passa da un estremo all' altro. La difficoltà maggiore era procurarsi o costruirsi il trasmettitore, per il resto bastava da un mixer, un microfono, due piatti giradischi, una piastra di registrazione a cassette, una soffitta o cantina e .. tanto entusiasmo! Chi voleva fare sul serio, oltre a locali adatti, si procurava un buon compressore di dinamica, per mantenere la modulazione costante ed entro il limite di +- 75 KHz, poi magari un encoder stereo e un paio di registratori a bobina, ( i classici Revox e TEAC ) per trasmettere musica anche la notte. Fossero esistiti allora i computer o i lettori MP3, sarebbe stata una bazza!

Perchè scegliere l' FM

Veniva utilizzata la trasmissione in FM UKW sulla banda dei tre metri perchè, oltre alle frequenze libere, su queste frequenze medio alte, con un solo watt si potevano coprire aree di decine di chilometri, se ' antenna era ben costruita e posizionata in alto, mentre in AM, sulle onde medie, per coprire le stesse aree occorrono potenze di centinaia di watt e antenne di dimensioni proibitive.

I trasmettitori

I primi trasmettitori erano ricavati da microspie in FM tanto in voga allora e vendute solitamente in scatole di montaggio, li si potenziavano, modificavano leggermente per collegarli all' antenna, che era una semplicissima ground plane a 1/4 d' onda o uno o più dipoli, che offrivano prestazioni migliori. Nei primi tempi si utilizzavano antenne direttive per ricezione, montando un balun più resistente a cavo, non per esigenze tecniche, ma per essere più sicuri di non infrangere la legge che riservava la trasmissione " circolare " alla RAI. Se si fosse meglio regolamentato il sistema, concedendo 100 Watt massimi a tutti, ( attualmente si viaggia da un minimo di 1.000 fino 100.000 watt ) magari lasciando una parte di banda ad uso esclusivo delle piccole emittenti amatoriali, come avviene in altri paesi, ci sarebbero anche oggi meno problemi tecnici e interferenze, pur mantenendo un ottima ricezione, meno spese e inquinamento elettromagnetico e soprattutto la libertà e diritto di poter accedere a tutti alla radiodiffusione.

Il mio primo trasmettitore autocostruito (potenza 2 watt)

Il mio primo mixer autocostruito

ed ora ecco a voi alcuni filmati interessanti

la storia della prima Radio Libera Italiana raccontata dai suoi D.J.

RADIO MILANO INTERNATIONAL

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